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Guida - Come scegliere
Tipi e usi, acciaio e durezza, manico ed ergonomia, giapponesi o europei: i criteri per scegliere i coltelli giusti per la cucina professionale.
Risposta rapida
I coltelli professionali si scelgono in base a uso, acciaio e impugnatura. Per iniziare bastano pochi pezzi di qualità: un coltello da chef da 20-24 cm copre la maggior parte dei tagli, affiancato da uno spelucchino e, secondo il lavoro, da un coltello per sfilettare o per il pane. Contano l'acciaio (inox o al carbonio, con durezza indicata in HRC), il bilanciamento e la manutenzione.
Indicazioni generali valide per la cucina professionale. La scelta ottimale dipende dal tipo di cucina, dai tagli più frequenti e dalle preferenze dello chef.
Un buon coltello è lo strumento più usato in cucina, eppure spesso si sceglie nel modo sbagliato: si compra un set enorme e se ne usano davvero due o tre. La qualità di pochi pezzi, e la loro manutenzione, conta molto più del numero.
In questa guida vediamo i criteri che distinguono un coltello professionale da uno qualunque: il tipo e l'uso, l'acciaio e la sua durezza, l'ergonomia e la manutenzione. Così scegli pochi coltelli giusti e li fai durare anni.
Ogni coltello nasce per un gesto. Il coltello da chef (20-24 cm) è il tuttofare; lo spelucchino serve per i piccoli tagli di precisione; il coltello per sfilettare è flessibile, per il pesce; il disosso è stretto e rigido, per la carne; il coltello per il pane è seghettato; il santoku è il versatile di scuola giapponese. Scegli in base a cosa tagli davvero, non a cosa potresti tagliare.
L'acciaio inox resiste alla corrosione ed è facile da mantenere; l'acciaio al carbonio tiene un filo eccezionale ma richiede più cura contro l'ossidazione. La durezza si misura in HRC (scala Rockwell): un valore più alto significa un filo che dura di più, ma anche un acciaio più fragile agli urti. In cucina professionale ci si muove tipicamente tra 56 e 61 HRC.
Un coltello si impugna per ore: il bilanciamento tra lama e manico e la forma dell'impugnatura fanno la differenza tra una mano riposata e una affaticata a fine turno. Il manico deve essere saldo, igienico e sicuro anche bagnato. Provalo in mano prima di decidere.
I coltelli giapponesi sono in genere più leggeri, con acciai più duri e un angolo di taglio più stretto: massima precisione, ma più delicati. Gli europei sono più robusti, versatili e tolleranti agli usi intensivi. Non esiste il migliore in assoluto: dipende dal tuo stile di lavoro.
Un coltello professionale non va mai in lavastoviglie: calore, detergenti e urti ne rovinano filo e manico. Usa l'acciaino per mantenere allineato il filo ogni giorno e la pietra per affilare periodicamente. La manutenzione è metà del valore di un buon coltello.
Il vantaggio Bubbico
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Le due grandi scuole a confronto, per capire quale si adatta al tuo modo di lavorare.
| Criterio | Giapponesi | Europei |
|---|---|---|
| Peso | Più leggeri | Più pesanti |
| Durezza acciaio | Più alta | Più equilibrata |
| Angolo del filo | Più stretto (preciso) | Più ampio (robusto) |
| Resistenza agli urti | Più delicati | Più tolleranti |
| Ideali per | Taglio di precisione | Uso intensivo e versatile |
Consiglio dell'esperto
Investi su pochi pezzi eccellenti e imparane la manutenzione: un buon coltello da chef, ben affilato, vale più di un set da venti pezzi che non taglia.
Un coltello da chef da 20-24 cm: è il tuttofare che copre la maggior parte dei tagli in cucina.
Dipende dall'uso: i giapponesi offrono precisione e leggerezza, gli europei robustezza e versatilità. Molte cucine usano entrambi.
No: vanno lavati a mano e asciugati subito, perché calore e detergenti rovinano filo e manico.
L'acciaino si usa spesso per mantenere il filo allineato; l'affilatura con la pietra si fa periodicamente, in base a quanto si usa il coltello.
È la durezza dell'acciaio sulla scala Rockwell: più alta significa un filo che dura di più, ma anche un acciaio più fragile agli urti.
Le indicazioni derivano dall'esperienza diretta di Bubbico Forniture Horeca e dalle specifiche dei produttori. Le preferenze tra acciai, durezze e scuole (giapponese o europea) possono variare secondo lo chef e il tipo di cucina.
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